Calendario 2021 radio Onda Rossa

Calendario 2021 di radio Onda Rossa a 5 euro (disegno di Zerocalcare)

RADIO ONDAROSSA: chi è?

Radio Onda Rossa è tra i frutti del decennio rosso 1968/1977. Tutta la carica, le esperienze, la determinazione dell’autonomia operaia romana si riversa nell’etere, partecipando dell’innovazione culturale e della “crisi” che, dal massimo del conflitto del ’77, si consumerà davanti ai cancelli di Mirafiori nell’ottanta.

È il 24 maggio del 1977 quando nell’etere romano si ascolta per la prima volta la voce di Via dei Volsci. «Allora a Roma c’erano diverse realtà di comunicazione, Radio città futura, Radio Radicale, Il manifesto, Lotta continua, Il quotidiano dei lavoratori, ma tutte, difficilmente, parlavano delle vere lotte che il movimento romano faceva…per far pubblicare una cosa dovevamo fare sempre a botte» (Lillo).

La prima trasmissione dà subito alcuni elementi del progetto radiofonico che si stava realizzando: è una trasmissione tecnica in cui parlano coloro che avevano “materialmente” costruito la radio, affermando la negazione della separazione del lavoro manuale da quello intellettuale. In questa prima trasmissione emergono due aspetti: la necessità di avere un proprio strumento d’informazione – che nascesse direttamente dentro le lotte operaie e proletarie e ne potesse essere un’espressione fedele – e la volontà che la radio fosse completamente autofinanziata attraverso le sottoscrizioni libere dei comitati, dei collettivi, degli ascoltatori e delle ascoltatrici. Due aspetti strettamente legati che attraversarono tutta la storia dell’emittente e ne rappresentarono, con alti e bassi, i principali nodi problematici: il progetto di una radio espressione delle lotte reali fu ridiscusso con il diradarsi di quelle lotte e, di pari passo, il diradarsi delle lotte comportò il calo della partecipazione collettiva e la diminuzione delle fonti di autofinanziamento

Radio onda rossa non è una radio “libera” (libera da chi?), ma una radio militante, una radio rivoluzionaria. Opera una scelta di campo ed è subito una radio di Movimento: non è una radio libera perché accetta immediatamente il condizionamento di una parte, i soggetti rivoluzionari emergenti, non-garantiti, si schiera faziosamente e talvolta anche le sue trasmissioni sono faziose e settarie, è un passaggio della comunicazione antagonista, non la sua mediazione. Rinnovamento non solo dell’informazione come “prodotto” ma anche dell’informazione come “processo”.

Tre erano gli elementi essenziali di una radio del movimento: riappropriazione dell’informazione da parte dei soggetti che la producono e sua gestione per linee orizzontali (non “microfoni sulle lotte” ma “microfoni aperti delle lotte, dentro le lotte”); rottura dell’isolamento dei soggetti sociali e, quindi, immediata circolazione delle lotte e loro collegamento; organicità delle radio ad un progetto politico complessivo che rompe un circuito delle emittenti in quanto tali. Quindi, una radio che, pur nascendo dai Comitati Autonomi Operai, non fu mai voce di propaganda di un’unica organizzazione, corrente politica o “partitino”.

La radio fu fin dal primo giorno una voce molto ascoltata del movimento. Trasmetteva in diretta e senza censure: manifestazioni, scontri di piazza, iniziative di lotta nei quartieri, nei posti di lavoro, nelle scuole e nell’università, dibattiti infuocati.

«Il progetto nascosto della radio, il “segreto” di Onda Rossa stava dunque nelle parole e le parole stavano dentro le persone. Noi le tirammo fuori restituendo la facoltà della parola a chi ne era stato privato per renderlo oppresso e subalterno: emarginati, drogati, operai, donne, carcerati, molestatori dello status quo, tutta l’antica turba pezzente dei canti anarchici e socialisti» (Giorgio Ferrari).

L’esperienza del carcere, dovuta all’attenzione repressiva di cui fu fatta oggetto la radio alla fine degli anni ’70, fa nascere l'”Agenzia Documentazione Repressione” che da trasmissione settimanale che si rivolge all’intero universo carcerario, diventerà poi stimolo e di molte iniziative anticarcerarie e antirepressive.

Gli anni che successivi al ’77, Onda Rossa li ha vissuti intensamente: il rifiuto ostinato di adeguarsi alla modernità liquida del compromesso, la costanza con cui ha continuato ad occuparsi dei dannati della terra e il rigore pagano con cui ha scacciato i mercanti dal tempio ne hanno fatto un oggetto per certi versi anacronistico, ma, al tempo stesso, capace di slanci irripetibili. Negli anni dei movimenti effimeri ha continuato a borbottare il mantra della rivolta, non rinunciando a perdersi ogni qual volta la speranza prendeva corpo nelle strade; insomma al Lenin in salsa gesuita abbiamo sempre preferito il Marx trafficante di coltelli.

Ebbene, durante questi quarant’anni, dentro Radio Onda Rossa, sono passate migliaia di persone che hanno fatto radio nei modi più vari, riappropriandosi della parola e dandola a chi non l’aveva. Tutto questo è stato fatto senza dimenticare la cultura, l’arte, lo spettacolo, l’ironia, la fantasia, i sogni, la curiosità e la “follia”, ma, anche, ricordando che la radio dovesse essere e rimanere uno strumento sempre permeabile e reattivo nei confronti delle esigenze della realtà sociale di riferimento (il movimento), pronta a reinventarsi ogni volta che fosse opportuno. Un lavoro immenso, generoso, impagabile, e, infatti, non pagato. Uno scambio che avveniva, e tuttora avviene, sulla base del principio della reciprocità, in una apparentemente stridente contraddizione con la cultura imperante che lega univocamente tecnologia e mercato e che concepisce l’informazione solo come “opzione per il consumatore”. Reciprocità nel senso di un incessante flusso di dare/avere alla/dalla radio, che si caratterizza come luogo di incontro, confronto, conoscenza, crescita, libertà, impegno politico collettivo in divenire come mostra la cronologia degli eventi principali che ne hanno scandito l’esistenza.

La storia continua…

Video di presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=GEygGoUn0wQ